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Sport: Furbizia e slealtà
 

 

Notizia del: 29/10/2008

Emilio Pagano ci scrive


Furbizia e slealtà

Nella primavera del 1997, quando avevo 26 anni, un mio collega di lavoro, anche lui poco più che ventenne, mi chiese di fargli compagnia in qualche seduta di corsa. Effettivamente mi sarebbe servita in funzione del fatto che una-due volte a settimana ero solito giocare partite a calcetto con amici. La corsa sarebbe stata utile per acquisire più fiato. Nicola (questo è il suo nome) mi portò in breve tempo a correre a 5:00/5:30 al km, velocità che inizialmente per me sarebbe stato impensabile. Ma lui aveva un passo decisamente più rapido, al di sotto dei 4:00. La corsa cominciò a prendermi a tal punto che le sedute di allenamento settimanali passarono da 2 a 4. Gli chiesi se sarebbe stato il caso di gareggiare in qualche manifestazione podistica. Ebbene, lui aveva un giustificazione al fatto che neppure lui si era mai messo un numero sul petto e partire dopo lo start. Con i suoi tempi avrebbe raggiunto notevoli risultati, ma si era sempre opposto a gareggiare. Aveva una considerazione un po’ particolare riguardo il mondo del podismo amatoriale e non. Non riuscivo a comprendere il perché lo considerasse sporco… Mi confidò circa la sua certezza sul fatto che molti di coloro che gli sarebbero potuti arrivare davanti sarebbero stati anche poco puliti. Ho lottato a lungo affinché abbandonasse queste idee perché in fondo volevo rimanere ottimista fino in fondo. Alla fine nel 2001 mi sono deciso a prendere da solo l’iniziativa di trovare una società podistica a Trani con la quale poter gareggiare. Su internet ho preso i dati che mi servivano e ho potuto conoscere Ignazio il quale mi ha iscritto nell’allora prima mia società podistica: l’Amasport. Nicola, il mio amico-collega, nonostante io avessi col tempo già effettuato diverse gare in Puglia, nelle Marche e in Abruzzo, continuava con la sua considerazione riguardo al podismo poco pulito, anche se non lo avrebbe mai potuto combattere con il suo non affronto. Ero del parere che il suo talento sportivo non sarebbe mai venuto fuori a pieno se continuava a rifiutare il confronto con altri. Questo succedeva a quei tempi…
Siamo alla fine del 2008 e dopo quasi 100 gare effettuate fino alla distanza della mezza maratona ho dovuto ricredermi e dare pienamente ragione a Nicola che nel frattempo ha cambiato sede di lavoro e anche passione sportiva.
Il mondo delle furbizia e slealtà sportiva è arrivata ad un limite a me insopportabile. Sicuramente molti saranno coloro che non la pensano come me, però, vorrei citare un dato statistico allarmante e non inventato dal sottoscritto. Ben 300.000 mila e più sono coloro che nel mondo dello sport fanno uso di sostanze proibite per migliorare le proprie prestazioni. Sono sport di forza e resistenza, ma comunque sport… nei quali dovrebbe il puro divertimento e sano agonismo a prevalere. Invece, è la mania di migliorarsi a tutti i costi, la frenesia di dimostrare quanto si è forti e veloci a macchiare lo sportivo sleale e a farlo andare contro natura. E’ un autolesionismo allo stato puro. Il testosterone è un ormone che velocizza il recupero dopo la fatica e aumenta la forza, l’ormone della crescita, il GH, favorisce il rapido sviluppo della massa muscolare, i diuretici, che assieme alla rapidità della perdita di peso, servono a “eliminare” dall’organismo tracce di sostanze proibite, l’epo è un ormone sintetico che consente un netto aumento di ematocrito e infine la Cera che è l’epo di terza generazione con risultati più stabili e dosabile a intervalli più lunghi, ma anche farmaco più costoso. Tutti coloro che fanno uso di tali stratagemmi per vincere e magari per arrivare prima di altri non fanno altro che provocare danni a se stessi. In parte anche agli altri che fanno della fatica e del sacrificio gli unici mezzi per divertirsi. Perché questo mio accusare? Perché dopo anni, grazie anche al lavoro che svolgo col quale ho potuto tastare quanto l’uomo possa essere anche malvagio ed egoista, ho constatato che nel mondo del podismo molti sono i puliti e leali, ma parecchi sono coloro che fanno uso di sostanze vietate. E magari il dopato pentito viene anche giustificato… Io invece lo condannerei a vita e prenderei le distanze da lui in maniera definitiva. Mi meraviglio ancora come nel mondo del professionismo spesso si dimentica e si perdona chi ha barato. Ma quale esempio di lealtà hanno dato a tutti noi. Non voglio fare nomi, ma sono su tutti i giornali sportivi attuali e anche di qualche anno fa. Per non parlare dei maratoneti di una volta. Lo sapete che dietro si nascondeva un uso esagerato di stricnina (stimolante) ingerita insieme al brandy? E si continua ancora a ricordarli come eroi? Ma ho capito il perché… Perché noi siamo soliti nel passare da colpevolisti a innocentisti in così breve tempo che manco ce ne accorgiamo. Personalmente il mio colpevolismo aumenta sempre più nel tempo, man mano che aumentano le mie fatiche genuine.
Voglio parlare di ciò che mi è successo 3-4 anni fa in una gara di 21 km nelle Marche. Era un percorso da effettuare due volte e quando man mano si passava sotto il traguardo intorno al 10°-11° km , un megafono avvertiva tutti gli atleti in gara che all’arrivo sarebbero stati estratti a campione corridori ai quali effettuare controllo antidoping. Beh, nessuno potrebbe immaginare quello che è successo: decine di atleti che si ritiravano dopo qualche minuto fingendo di non poterne più o che si trattava di un allenamento-test o che avevano un mal di pancia spaventoso. Ebbene al traguardo giunsero circa il 30% di iscritti in meno. Dato statisticamente strano. Questa è storia, non invenzione.
Domenica 26 mentre tornavo da Falconara Marittima con amici dopo aver effettuato la mia ennesima 21,097 km, un mio amico presente in auto con me sul sedile posteriore ha fatto a tutti il resto una rivelazione che a me sinceramente non ha meravigliato affatto, ma solo dato forza alle mie convinzioni. Era riuscito a superare uno che di solito terminava le mezze maratone con tempi vicino all’1:15. Questa volta quest’ultimo non era riuscito ad andare oltre l’1:19. Ebbene il mio amico con un sorrisino ha spiegato il motivo dicendo che “quello lì era nel periodo di non assunzione” e cioè che chi fa uso di sostanze vietate non può farlo per lungo tempo, bensì a cicli. Gli abbiamo chiesto delucidazioni. Ci ha confessato che una volta si trovò ad un ritrovo di corridori nelle Marche cui faceva parte anche un atleta, tuttora poco più che quarantenne, che nel suo periodo di pentimento aveva ammesso uso di sostanze vietate. Faceva parte allora anche della nazionale italiana fresco di olimpiade, dopodichè squalificato per due anni. Questo sosteneva che un buon uso di sostanze specifiche poteva farti migliorare di non poco e che nel mondo del podismo molti ne erano coinvolti. Ebbene, questo è ritornato dalla squalifica ed è tornato a vincere… ma con tempi più ‘normali’. Da parte mia non ci potrà mai essere comunque un perdono al suo gesto perché ha ingannato se stesso e altri.
Ma la colpa è anche di tutto il sistema. L’antidoping punta ad un numero isolato di casi e pensa solo a salvare la faccia, non a punire tutti i furbi.
Se il controllo antidoping fosse meno costoso, proporrei di farlo se non a tutti, almeno a molti. Ma ciò sarebbe autolesionistico perché forse ci sarebbero meno atleti nelle gare… meno atleti iscritti alle società… meno società… e quindi meno soldi da dare a qualcuno. Ma questa è un’altra polemica.
Probabilmente non tutti saranno della mia stessa opinione sul tema doping, ma il mio fine non è questo. O forse qualcuno potrebbe sentirsi ‘punto’… Ma se ognuno di noi si sente leale, non dovrebbe avere difficoltà nell’ammettere che il dubbio può essere di tutti.
Intanto domattina vado a correre. Guarda caso lungo il percorso passerò davanti ad un paio di farmacie e penserò a quello che ho scritto. Ma per quanto mi riguarda un farmacista potrei invitarlo al massimo a prendere un caffé al bar.

Emilio Pagano

a cura di: Emilio Pagano

 



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